Il cardinale Parolin e “i nuovi modi di evangelizzare”.

L’omelia nel Santuario di Lourdes.

Le difficoltà che la Chiesa di oggi incontra nell’evangelizzazione, fanno emergere la verità impegnativa che “occorre cambiare modi di pensare e atteggiamenti”. Questo perché, ha spiegato il cardinale Pietro Parolin a Lourdes, “non siamo più gli unici oggi a produrre cultura, né i primi, né i più ascoltati”.

Rivolgendosi ai religiosi Assunzionisti che festeggiano 175 anni dalla loro fondazione, il cardinale Parolin ha parlato di una nuova “mentalità pastorale”, che non significa passare a un “approccio pastorale relativistico”, parla di servizio al prossimo e di interesse solo per Cristo. E quindi, citando le parole del Papa all’incontro del maggio 2019 con i partecipanti al Convegno della Diocesi di Roma, ha aggiunto: “Il Signore riempia i nostri cuori con l’audacia e la libertà di coloro che non sono vincolati da interessi e vogliono mettersi con empatia e simpatia in mezzo alla vita degli altri”.

Nel mondo di oggi, le vocazioni sono in calo, l’evangelizzazione parte dalla nostre città, luoghi vicini e non lontani e la presenza di Dio è spesso marginalizzata. Tutto ciò, ha osservato il porporato, ci richiama a farci “umili e ultimi” nei complessi ambiti del dialogo ecumenico e interreligioso, e ci rende “solidali con i poveri e gli esclusi di questo mondo” e con la stessa “casa comune che è il nostro pianeta, ferito dall’avidità dei sistemi economici e dalle organizzazioni criminali”.

“Oggi, come ai tempi di Emmanuel D’Alzon e seguendo la scelta da lui compiuta sotto la guida del discernimento, in un cristianesimo che muta e che abbraccia una trasformazione antropologica dagli esiti incerti”, occorre – ha spiegato Parolin – non fermarsi al passato ma mettersi in moto “perché la fine diventi un nuovo inizio”, “una nuova tappa nel continuo cammino attraverso il quale la gioia del Vangelo, si costruisce una tenda in mezzo agli alti e bassi dell’umanità”.

Oggi, grazie alle scelte del vostro fondatore, ha spiegato il cardinale Parolin, “la vostra fondazione si trova nel cuore stesso della Chiesa”, 175 anni dopo, e non come una ONG o un “gruppo di professionisti”, ma come una “famiglia di fratelli”, “una vera comunità di fede”.

Nella Regola di Vita che guida la Congregazione si ritrova infatti il cuore di tutta la storia: “testimoniare con la vita di ogni giorno la presenza del Regno di Gesù Cristo e in nome della Sua presenza in terra, superare le diversità e le divisioni”, per ritrovarsi “nell’accettazione e nel perdono reciproco”.

“La storia della Chiesa e la storia della vostra famiglia religiosa è una storia di cuori”, ha concluso il segretario di Stato, spiegando che occorrono “esseri umani concreti che diventano capaci di costruire la sinodalità”, di “impegnarsi insieme agli altri e per gli altri” sul modello dell’amore di Cristo per noi. Con una forza evangelica che permetta, ancora, di vivere senza angoscia il “provvisorio” che segna questo cambiamento di epoca, restando saldi.