Estratto del libro “La gioia della misericordia” p. 52.67

Un anno prima della nascita del futuro padre Maria Eugenio, un filosofo lanciava questo grido:

«La vita umana ha o non ha un senso, e l’uomo ha un destino?»
La risposta è più evidente nel XXI secolo? Forse lo è sempre meno. Il XX secolo è stato tormentato da delle tragedie, i drammi e le minacce non sono assenti dai nostri orizzonti. Senza dimenticare o negare gli avvenimenti della storia che ha d’altronde vissuto, padre Maria Eugenio, che non cessa di meditare la Santa Scrittura, propone di alzare lo sguardo di là dal nostro orizzonte prossimo. Potremo allora imparare a conoscere l’uomo nella verità, scoprire il viso dell’uomo contemplando quello di Dio. Potremo cercare la gioia dell’uomo accogliendo quella di Dio.

E oggi?
La bellezza del mondo, soprattutto quella dell’uomo sono così affascinanti? Sono per lui sorgente di gioia? Realtà o utopia? Desideri immaginari o inclinazioni profonde? Le diagnosi della modernità si moltiplicano, oscillano dai tratti più oscuri a qualche barlume di speranza.
Già qualche anno fa, Hans Jonas ci faceva prendere coscienza di un certo ordine da rispettare per l’integrità del nostro ambiente, di una responsabilità da assumere per l’avvenire di ogni vita umana. Il “Principio Responsabilità” si estende più che mai fino ai confini dell’universo. Certo, i progressi prodigiosi della scienza e della tecnica fanno ancora uscire innumerevoli risorse nascoste del pianeta, ma suscitano nello stesso tempo qualche terrore. Il filosofo Guy Coq espone così la situazione: «Torno alla grande scelta: civilizzazione o barbarie. La questione che ora si pone per noi, è sapere se sussistono, nel nostro mondo, le radici di una barbarie inaudita; è sapere se, misconoscendo queste radici, noi le lasciamo proliferare poco a poco, come a piccoli passi, in modo che un giorno precipiteremmo di nuovo nell’abisso.
Quando si è sul bordo della voragine, è sufficiente un piccolo passo per precipitare». Dio avrà dunque abbandonato la sua creazione e lasciato l’uomo alla deriva? Perché questi estremi?

Padre Maria Eugenio tratteggia la lunga storia dell’uomo dalla creazione, in cui ricevette da Dio una natura ricca di equilibrio grazie ai doni detti preternaturali che assicuravano l’armonia di tutto il suo essere. All’origine, però, l’uomo creato libero, cedendo alla tentazione di farsi dio con le proprie forze, ha bloccato il progetto divino della gioia che doveva condividere. Lo abitano la divisione, la lotta di forze contrarie. Le aspirazioni più sublimi vanno a fianco a fianco con le forze più disordinate. Tutte le civilizzazioni ne portano il segno.
Dio aveva creato l’umanità. Egli aveva fatto, possiamo dire il suo capolavoro, l’uomo più bello di tutti gli astri, il re di tutta la creazione. In lui aveva posto ammirevolmente la materia e lo spirito. E, in più, aveva ornato l’uomo della vita divina, gli aveva aggiunto, per equilibrare l’umanità apparentemente dissimile in sé per i suoi elementi di materia e spirito, i doni preternaturali. Voleva già fare dell’uomo un dio. Lo destinava non solamente ad abitare la terra, ma voleva farne un abitante dei cieli. Lo aveva creato quaggiù perché cominciasse il suo percorso, itinerario che doveva terminare nella Trinità Santa, nel seno della famiglia divina del Padre, del Figlio, dello Spirito Santo.
E noi sappiamo che l’uomo ha peccato. Ha perduto i suoi doni preternaturali, l’equilibrio naturale che i doni eccezionali, gratuiti gli assicuravano. Ha perso la sua grazia, la vita divina, il germe che lo preparava a entrare nella compagnia dei Tre. Ecco dunque l’uomo nudo per lo spogliamento dei doni che aveva ricevuto. Ora non è che un uomo, consegnato alle sue forze contrarie. Non sono tutte cattive, ha l’intelligenza, ha la
volontà. Egli creerà subito delle civiltà stupende. Altre in cui le forze dei sensi domineranno. Il buon Dio vedrà il disordine nell’umanità che ha creato. C’è nell’uomo come un ricordo lontano di quello che è stato una volta, di quello cui è stato chiamato. Per conseguenza lo vediamo agitarsi talvolta secondo le sue passioni, talvolta sotto l’influsso della sua intelligenza e della sua volontà. Che vortice, creato dalle sue passioni e dalle sue potenze buone!

Per condividere la sua gioia, Dio aveva innanzi tutto creato quello che gli assomigliava di più: l’angelo. Non aveva ottenuto dagli angeli tutta la gioia che sperava, perché una loro parte aveva respinto le sue forze d’amore. Ed ecco che con l’uomo, il suo piano d’amore è di nuovo danneggiato.
L’uomo, creatura, ha avuto sete di innalzarsi, con orgoglio, per divinizzarsi.

E Dio ha sete di scendere. Egli ha sete di associarci alla sua vita, alla sua felicità eterna perché Egli è amore. Dio si china sull’umanità, la vuole ancora per lui e concepisce un altro disegno per salvarla, per realizzare il suo pensiero eterno, cioè per ricondurre l’uomo presso di lui, in compagnia dei Tre.

La convinzione di padre Maria Eugenio è chiara. Nel pensiero di Dio, l’essere umano è sempre invitato alla gioia.
Questo pensiero non cambia. Ecco perché la passione divina non cessa di superare tutte le barriere per raggiungere, in tutte le epoche, quelli che, camminando nella tristezza, sono tuttavia nati per la gioia.